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"Che canestro sarebbe senza retina"

“Che canestro sarebbe senza retina”. Sì, perché giocare a basket senza ascoltare il suono prodotto dallo sfregamento del pallone con la retina non ha senso e soprattutto non ha prezzo. Grazie ad uno sconosciuto “donatore” questa magia sonora è diventata realtà a Caserta ai campi Nike di via G. M. Bosco dove sono state montate ben sette retine per la gioia di tutti i ragazzi che vogliono cimentarsi con questo sport. Ciò che è successo equivale a dire: Caserta non è morta, vive attraverso lo sport che è vita. E’ stato un piccolo gesto che ha in sé il sapore del riscatto di una città che non vuole morire e che invece vive attraverso lo spirito dei giovani e anche dei meno giovani casertani che amano il basket. Il piacere del donare qualcosa a questa città che ha un grande cuore che batte per la pallacanestro. Questo deve aver provato quell’ignoto donatore che vuole bene a questa città che si è svegliata con la novità delle retine che sono di ottima qualità visto e considerato che, come è possibile notare, sono in nylon e dello stesso tipo di quelle che vengono utilizzate in serie A. Si può dire che è stato un gesto educativo. Le persone si educano con il buon esempio. Con la buona volontà è possibile realizzare tante cose. E quello che si è materializzato davanti agli occhi della gioventù casertana vuole rappresentare una sorta di germoglio di una vita nuova che fiorisce attraverso questo sport. I giovani vanno educati al rispetto delle cose altrui e quelle retine stanno lì a simboleggiare che Caserta attraverso i suoi giovani può essere una città diversa dove ogni ragazzo può essere educato con semplicità. E’ nella dimensione del gioco che viene fuori lo spirito vero di una gioventù che deve essere orientata verso i valori della lealtà. I campi Nike di via G. M. Bosco hanno una storia: vennero realizzati a suo tempo grazie all’intervento di Nando Gentile e dell’azienda di cui all’epoca era testimonial (donde il nome di “campi Nike”). Nandokan vi trasferì il suo “camp” estivo consegnando poi alla città uno spazio attrezzato per tutto l’anno e sicuramente riteneva che dotare la città di uno spazio che consentisse ai tanti giovani appassionati di poter giocare, imparare e migliorare le proprie abilità cestistiche, avrebbe contribuito a mantenere alta la tradizione della “Scuola Casertana”. Poi i canestri andarono soggetti a logoramento dovuto all’uso per poi essere installati dall’Uisp (Unione italiana sport per tutti). Allo stato ne manca solo uno. Oggi si è perso il senso delle piccole cose, dei piccoli gesti quotidiani. Dalle piccole cose possono nascere grandi cose. E’ inutile fare grandi progetti se non si ha la forza per poterli attuare; occorre piuttosto apportare quei piccoli accorgimenti per migliorare l’esistente come nel caso delle retine (che erano l’elemento mancante degli anelli di via G. M. Bosco). Siamo troppo distratti dalla tecnologia per non accorgerci che solo facendo qualcosa per gli altri, per la collettività si può diventare ricchi dentro. Sveglia Caserta! Il suono del “ciuff” ritorna a farsi sentire su quella strada risvegliando le coscienze e lo spirito di quanti vorranno cogliere l’occasione di vivere il sabato pomeriggio all’insegna del divertimento con gli amici del basket. Ed è già tutta un’altra cosa!

Pubblicato il 16/3/2013 alle 2.0 nella rubrica diario.

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