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Dacia Maraini a Caserta: "In Italia non c'è la cultura della donazione"




In una sala gremita in ogni ordine di posto al centro sociale Sant’Agostino di Caserta è stato presentato l’ultimo capolavoro della scrittrice Dacia Maraini, il romanzo “La grande festa” (edito da Rizzoli), alla presenza di alcuni studenti delle scuole superiori che hanno partecipato attivamente facendo alcune domande all’autrice traendo spunto dal libro del quale sono stati letti pure alcuni brani. “Il mio è un libro di riflessione sulla morte – ha detto la Maraini – non in senso lugubre. Il passaggio alla morte era una presa di coscienza nel mondo contadino. Nel mondo industriale si tende ad annullare la morte che viene continuamente negata. Gli anziani sono trattati come vuoti a perdere. Le persone vivono di più ma la vecchiaia viene svalutata. Un corpo se è produttivo va bene. L’idea agghiacciante che passa è che se non produci non vali. E’ importante avere un buon rapporto con i morti se vogliamo avere memoria”. “I bambini – ha aggiunto la Maraini – non hanno diritti. Viviamo in una società in cui vali solo se hai i soldi per comprare. E a tal proposito c’è tutto un cinema che testimonia ciò. I morti ci insegnano il passato. Noi abbiamo un pessimo rapporto con i morti. Nei paesi scandinavi i cimiteri sono dei giardini. Chi ha i soldi ha il mausoleo. Sono stata di recente a Parigi e ho visitato la tomba di Maria Callas che è una mattonella e un loculo e per questo sono rimasta sbalordita: mi immaginavo una tomba con fiori. Ma per noi è importante perché ci ha dato delle emozioni”. “Ho scritto questo libro – ha continuato la scrittrice Maraini – dopo la morte del mio compagno morto a Capodanno. Qualche anno prima è morta mia sorella. Per lo scrittore lo scrivere è l’unico modo di mettersi in pace con se stesso. Il dolore può aiutarti a capire, può essere uno strumento di crescita nel senso che occorre prendere il dolore e farne uso di crescita per capire meglio la realtà: può e deve essere una grande forza. Facciamo vivere i nostri morti attraverso la scrittura”. “La memoria individuale – ha rimarcato la Maraini – deve incontrarsi con la memoria collettiva. In questa società del guadagno più produci più vali. La società ha creato una sorta di schizofrenia tra chi guadagna e chi non lavora. La persona umana è sacra in quanto è unica, chiunque sia, perché credo nella sacralità umana”. La Maraini ha poi sottolineato un concetto importante: “Occorre avere un rapporto di comprensione e di rispetto con l’altro. San Francesco diceva che con l’esempio dell’amore e della carità saranno gli altri a venire a te. In Italia le donazioni degli organi da vivi sono meno che in tutta Europa dove non c’è cultura della donazione così come mi ha detto il parlamentare Ignazio Marino. I grandi valori della solidarietà e del volontariato sono venuti meno negli anni”. E infine rispondendo alla domanda di una bambina senegalese nata in Italia sulla sua esperienza nei campi di concentramento in Giappone: “Quando avevo nove anni la mia famiglia non ha firmato per l’adesione alla Repubblica di Salò. Qui i giapponesi ci avevano portato in un campo di concentramento”. All'incontro erano presenti tra gli altri l'assessore alla cultura del comune di Caserta Felicita De Negri.

Pubblicato il 12/12/2012 alle 15.40 nella rubrica diario.

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