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Policlinico a Caserta, vera svolta per la ripresa dei lavori?
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2011


                    



Policlinico a Caserta: c’è una nuova pagina bianca ancora tutta da scrivere, da aggiungere nel libro della storia di questa struttura al momento incompleta. Il Consiglio di amministrazione della Seconda Università degli studi di Napoli, secondo quanto si apprende, ha approvato l’affidamento dei lavori per il completamento dell’opera alla “Cmc”, un’Ati di Ravenna già presente nella prima graduatoria della gara d’appalto. Una decisione che potrebbe rappresentare una vera e propria svolta? A questo punto non resta che attendere gli sviluppi che potrebbero significare: stipula di un nuovo contratto con la Cmc (Cooperativa muratori e cementisti) e riavvio quindi dei lavori fermi dal 31 marzo 2009, data in cui la Sun rescisse il contratto con la Immobilgi Federici Stirling per “gravi e continue inadempienze” di natura contrattuale da parte di questa impresa controllata da Mario Granata. La Cmc, azienda leader nel settore delle costruzioni, fondata a Ravenna nel 1901, è attiva in Italia e all’estero e realizza oltre il 90% del fatturato consolidato annuo, superiore nel 2010 ai 760 milioni di euro, nel settore delle costruzioni, come è possibile leggere sul sito internet della stessa cooperativa. Quello della Cmc è un nome non certo nuovo in Terra di Lavoro per gli addetti ai lavori della cronaca giudiziaria. Infatti la Cmc e la Pizzarotti di Parma (altro colosso nel settore delle costruzioni) insieme si aggiudicarono dal 1993 in poi un mega appalto da 82 miliardi delle vecchie lire per la costruzione del nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere. In altre parole a vincere questo appalto fu il consorzio, guidato dalla celebre coop ravennate Cmc e dalla Pizzarotti. Un’inchiesta della Magistratura sui lavori di costruzione del nuovo carcere sammaritano portò all’arresto e poi alla condanna di alcuni elementi del clan dei Casalesi che fecero pressioni strappando contratti leciti di subappalto, pagati in nero con giri di false fatturazioni. I boss ottennero un doppio vantaggio: denaro in nero, pagato attraverso giri di fatture false, e contratti leciti per entrare in una dimensione imprenditoriale. Pagine cristallizzate nel libro del tempo di questa inchiesta che trovarono riscontro sia nelle parole di un boss influente del clan dei Casalesi, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia che partecipò di persona alle fasi di questa vecchia storia, sia in quelle in aula al tribunale di Santa Maria Capua Vetere di un ingegnere della Pizzarotti, che fu prelevato e portato al cospetto di un altro boss allepoca latitante. Come ormai è scritta nella storia recente del Policlinico la rinuncia da parte della stessa Pizzarotti, seconda classificata in graduatoria interpellata nella fase successiva alla rescissione unilaterale del contratto d’appalto con la Immobilgi Federici Stirling da parte della Sun. Quest’ultima, riportandosi a quanto previsto dall’articolo 140 del nuovo Codice degli appalti che contempla le “procedure di affidamento in caso di risoluzione del contratto per grave inadempimento dell’esecutore”, aveva interpellato progressivamente i soggetti che avevano partecipato all’originaria procedura di gara, risultanti dalla relativa graduatoria, al fine di stipulare un nuovo contratto per l’affidamento del completamento dei lavori. In taluni casi si procede all’interpello a partire dal soggetto che ha formulato la prima migliore offerta e l’affidamento avviene alle medesime condizioni già proposte dall’originario aggiudicatario in sede in offerta. Nella fattispecie fu consultata quindi la seconda in graduatoria che era appunto il colosso di Parma Pizzarotti, chiamato dalla Prefettura e dalla Sun per subentrare alla società Immobilgi. Ma alla fine, dopo un primo cenno di disponibilità e dopo un sopralluogo sui cantieri per le valutazioni del caso, Pizzarotti rinunciò all’appalto. Il perché lo spiegò tempo fa il sindacalista Giovanni Letizia della Cisl: “L’Università aveva avviato un rapporto con la Pizzarotti che poi si è interrotto. La Pizzarotti aveva chiesto una revisione sui prezzi, voleva un appalto maggiorato perché, probabilmente, non riusciva a rientrare nei costi. L’Università a questo punto aveva dovuto interpellare l’Autorità di vigilanza dei Lavori pubblici e l’Avvocatura di Stato che emisero un giudizio negativo nei confronti della proposta contrattuale avanzata dalla Pizzarotti e sembrerebbe che ci siano state delle dinamiche tali, che non conosco nel dettaglio, che abbiano pregiudicato anche la possibilità di un rapporto con la terza impresa in graduatoria che l’Università ci aveva fatto sapere di aver contattato successivamente”. La rottura del contratto da parte della Sun non è stata accettata certo di buon grado, per usare un eufemismo, da parte della Immobilgi Federici Stirling la quale ha trascinato la Sun in tribunale contestando l’illegittimità della rescissione unilaterale del contratto e chiede diversi milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni. Il tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere ha emesso per il momento un provvedimento d’urgenza in via cautelare, anticipatorio rispetto alla causa ordinaria che dovrà entrare nel merito, molto favorevole nei confronti dell’impresa che si era aggiudicata i lavori di costruzione del Policlinico, disponendo l’inibitoria all’incasso da parte della Sun alla polizza fideiussoria. Polizza quest’ultima che era stata utilizzata come garanzia nell’appalto pubblico per la regolare esecuzione dei lavori, posto che la presentazione della polizza è condizione essenziale per accedere alla gara ed eventualmente, in caso di aggiudicazione, sottoscrivere il conseguente contratto. In altre parole ciò sta a significare che per il momento questi soldi della polizza fideiussoria sono congelati e la Sun non può incassarli così come disposto in via cautelare dal tribunale civile della città del Foro che dovrà poi, dopo aver esaminato tutti gli atti del processo in corso, entrare nel merito della vicenda dando ragione o all’una o all’altra parte. Questa la situazione fino a qualche mese fa.
 

Va scandita a questo punto, con rapidi flashback, la storia del Policlinico precedente alla “guerra”, scoppiata dopo la delibera del Consiglio di amministrazione della Sun numero 30 del 31 marzo 2009, con la quale fu dichiarato risolto il contratto d’appalto con l’Immobilgi per “gravi e continue inadempienze”. Esattamente dieci anni prima, il 31 marzo del 1999, c’era stato l’accordo di Programma con i Ministeri (Università e Sanità) e gli enti locali che, dopo quattro anni, dava finalmente corpo a un trasferimento fino a quel punto confinato tra le buone intenzioni di un riequilibrio territoriale sempre disatteso. Con la costruzione del Policlinico a Caserta infatti si completerà la delocalizzazione dei posti letto dal centro storico di Napoli.

Il 19 ottobre del 2000 invece c’era stata quella che il rettore dell’epoca Antonio Grella definì la “pietra miliare” quando in Regione quelli che erano il governatore della Campania Antonio Bassolino e il sindaco Luigi Falco firmarono l’accordo di programma per la variante urbanistica al piano regolatore su quei 250mila metri quadrati a sud-est della città in frazione Tredici, delimitati dalla variante Anas, per ospitare la struttura disegnata dallo studio Pica Ciamarra, capolista di un’associazione temporanea di imprese.

Dopo il completamento delle procedure burocratiche di esproprio delle aree e l’espletamento del bando di gara, si giunse, il 29 dicembre del 2004, al contratto di appalto stipulato tra la Sun e la Immobilgi Federici Stirling.

 

La prima pietra

 

Poco dopo, il 4 Febbraio del 2005 alle ore 13, la cerimonia per la posa della prima pietra in via Grazia Deledda in località Tredici, ma la giornata ebbe inizio alle ore 9,30 presso la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, ospitata nella Reggia. Una giornata storica per Caserta con il saluto delle autorità presenti: il sindaco Falco e l’assessore alla Sanità della Regione Campania Rosalba Tufano. Intervenne il rettore della Sun Grella, seguito dal preside della facoltà di Medicina e Chirurgia Francesco Rossi (colui il quale sarebbe diventato poi ed è l’attuale rettore). Grella, che del Policlinico di Caserta seguì il tormentato iter, non nascose la propria soddisfazione. Furono presentate anche le opere di urbanizzazione e di viabilità mentre l’architetto Massimo Pica Ciamarra operò un’ampia illustrazione del progetto. L’intera cittadella, universitaria-assistenziale-didattica, era stata progettata già nel ’96.

 

Il progetto

 

E’ un’opera importante che prevedeva 1461 giorni, e precisamente un milione e 753mila 200 ore di lavoro necessarie per completare la struttura, ovvero quattro anni: la data presunta di fine lavori era stata indicata nel 28 dicembre 2008. L’area interessata è di 250.965 metri quadri di cui più di 45mila metri quadri di superfici coperte e 205mila 162 di spazi liberi: il tutto, e circa 1900 posti auto, per un costo complessivo di 206,5 milioni di euro, finanziati per due terzi dalla Regione Campania e dal Ministero della Salute e per un terzo da quello dell’Università e della Ricerca scientifica. L’intervento include spazi per la ricerca, didattica ed assistenza. Un sistema di percorsi ottagonali lega i diversi tipi di spazi determinando un tessuto continuo su tre livelli, articolato intorno ai patii. La galleria degli studenti coincide con un tracciato della “centuriatio” romana. Il “muro d’acqua” e le configurazioni arboree sono elementi forti del ridisegno del paesaggio e proteggono dal microinquinamento ambientale. L’edificazione si organizza in tre fasce lineari parallele ad andamento Nord-Sud: ad Ovest, la fascia relativa all’assistenza, al centro, la fascia relativa alla ricerca, ad Est, quella relativa alla didattica, ricucite in direzione est-ovest da due percorsi trasversali, e fiancheggiate dalle fasce lineari dei parcheggi a servizio dell’assistenza (al limite ovest) e della didattica (al limite est); parcheggi riservati ed al coperto sono ubicati al di sotto dell’area della ricerca. A Nord, il sistema edificato si attesta su un’ampia piazza dove prospettano gli uffici amministrativi e le presidenze e, verso ovest, il piazzale di accesso al pronto Soccorso con Eliporto, mentre ad Est si conclude con l’Aula magna, definendo un sistema di piazze e luoghi di socializzazione. Verso Sud il sistema edificato si conclude con la zona degli accessi di servizio all’assistenza ed al parcheggio riservato al di sotto delle aree di ricerca. La fascia destinata alla didattica, si incentra sulla galleria studenti. Ad Ovest della “galleria della centuriatio”, su due piani, i laboratori didattici ed al terzo la Biblioteca centrale.

 

“L’ipoteca ambientale” sulla struttura

 

Sul Policlinico grava la scure di una “ipoteca ambientale” rappresentata dalla presenza di cave e di cementifici. Così l’ex sindaco Luigi Falco, qualche mese fa, a proposito della questione riguardante la scelta dell’area: “Se uno fa il Policlinico e ci lascia la discarica Lo Uttaro davanti e le cave dietro, il Policlinico non verrà mai da nessuno utilizzato. Se uno fa un progetto di sistema ampio e bonifica Lo Uttaro e le cave, può darsi che a Caserta il Policlinico sia un altro attrattore tipo Parco Reale perché il Policlinico ha sempre tirato gente da tutto il Sud d’Italia. Tentai, quando ho trovato i progetti fatti esecutivi, di oppormi perché vedevo chiaramente che era una cosa stupida aver operato quella scelta fatta prima di me dall’amministrazione che mi aveva preceduto. Io mi scagliai contro questa scelta ma fu il buon rettore di allora Grella che mi calmò dicendomi queste parole: “Se mettiamo in discussione anche l’area, il Policlinico non parte neanche tra vent’anni”. Per me il Policlinico doveva nascere dove è sorta adesso la caserma dei vigili del fuoco che io feci autorizzare a fare in quella zona ma era lì che secondo me doveva nascere il Policlinico ossia la strada che collega la città di Caserta con Centurano e la zona collinare. Anche le opere a carico del Comune riguardanti le infrastrutture sono ferme, dopo la realizzazione dello svincolo alla variante Anas, dal 2005 non abbiamo più notizia della metropolitana con relativa fermata al Policlinico, della nuova stazione ferroviaria, della viabilità di collegamento alla struttura indispensabile per il vasto bacino di utenza di un Policlinico”. Sulla questione ambientale a più riprese, tra gli altri, anche Pasquale Costagliola presidente di Terra Nostra: “I lavori per il Policlinico partirono sub condicione: l’assessore regionale alle attività produttive Andrea Cozzolino  della giunta Bassolino, pose l’obbligo di una valutazione d’impatto ambientale posticipata. Vale a dire che si diede l’assenso alla costruzione della nosocomio a patto che per l’apertura si sgombrasse il campo dalle condizioni avverse, ovvero i cementifici e le cave dovevano sparire al momento dell’apertura della struttura”.
                                                                                         Marco Malaspina          
                                                                        ©
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permalink | inviato da Malas il 30/3/2011 alle 14:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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