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Caso Ogaristi, la Cassazione accoglie il ricorso con invio degli atti alla Corte di Appello di Firenze
post pubblicato in Omicidi, il 27 marzo 2010


                      



Casal di Principe. Caso Alberto Ogaristi (in foto), un innocente che sta scontando un ergastolo per un omicidio che non ha commesso: la Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento di inammissibilità della Corte di Appello di Perugia, con rinvio degli atti alla Corte di Appello di Firenze che dovrà decidere a questo punto di nuovo nel merito sull’ammissibilità dell’istanza di revisione proposta dalla Procura di Napoli su sollecitazione della difesa. “Si tratta di un grosso passo in avanti per ottenere la scarcerazione di Ogaristi. Si spera a questo punto che la Corte di Appello di Firenze non bocci la richiesta di revisione come purtroppo hanno già fatto quella di Roma e quella di Perugia”. Ha così commentato l’avvocato Massimo Biffa che assiste Ogaristi. Così invece l’altro difensore Romolo Vignola: “Auspichiamo che finalmente possa essere dichiarata l’ammissibilità del giudizio di revisione da parte della Corte di Appello di Firenze in modo che Ogaristi possa vedere finalmente proclamata la sua innocenza. A questo punto sarebbe veramente incomprensibile una nuova valutazione negativa che impedisse l’inizio del giudizio di revisione rinviando al passaggio in giudicato della sentenza nel processo che si sta celebrando al tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti dei pentiti che si sono dichiarati colpevoli dell’omicidio di Antonio Amato”. Alberto Ogaristi, giovane muratore incensurato, è stato accusato di aver fatto parte del commando che, il 18 febbraio del 2002, a Casal di Principe, crivellò di colpi, uccidendolo, Antonio Amato, parente di un boss della zona, e ferendo suo cognato, l’albanese Telat Qoqu. Una vicenda che ha dell’inverosimile: dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti che scagionavano il muratore di Casal di Principe la prima sezione della Corte di Cassazione a febbraio del 2009 annullò la decisione della quarta sezione della Corte di Appello di Roma che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revisione del processo. La Suprema Corte accogliendo la richiesta del procuratore generale Eugenio Selvaggi,  infatti, annullò la bocciatura dell’istanza rinviando gli atti a un’altra Corte di Appello, nello specifico quella di Perugia. Quest’ultima Corte però dichiarò l’inammissibilità dell’istanza sulla base del fatto che le dichiarazioni dei pentiti che scagionano Ogaristi non sono state vagliate da una Corte d’Assise ma erano solo state raccolte in sede di investigazioni. Contro questa decisione i difensori hanno quindi presentato un nuovo ricorso per Cassazione sulla legittimità della richiesta di revisione portata avanti dalla Procura di Napoli su loro sollecitazione. E per la seconda volta ieri la Suprema Corte si è espressa favorevolmente accogliendo l’istanza. Ora gli atti dalla Corte di Appello di Perugia passano a quella di Firenze per la valutazione nel merito dell’istanza di revisione.

La storia di Ogaristi comincia otto anni fa con la testimonianza dell’albanese scampato all’agguato, che sulla base di alcune foto segnaletiche dei carabinieri indica il killer proprio nel giovane Ogaristi. L’arresto è immediato. Due anni di galera in attesa del processo con la speranza che il suo alibi possa essere determinante. Al momento dell’omicidio, infatti, Alberto era in tutt’altro luogo, in compagnia della fidanzata. Questa è sempre stata la sua versione. I giudici gli credono e lo assolvono. Alberto si fa due anni di prigione e assapora finalmente la libertà. Ma siamo solo all’inizio delle sue sventure. In Appello il giudizio di primo grado viene ribaltato: ergastolo. Non valgono più le sue parole, non servono a niente le dichiarazioni della fidanzata. Conta il riconoscimento fatto dall’albanese Telat Qoqu, che nel frattempo lascia anche l’Italia e diviene irrintracciabile. Il 17 giugno del 2007 anche la Suprema Corte ritiene Alberto uno spietato assassino: carcere a vita confermato, fine pena mai. Con il sigillo del terzo grado di giudizio le speranze svaniscono. Alla fine finisce nel carcere romano di Rebibbia, e da allora vive lì. Quando il destino sembra segnato, s’apre uno spiraglio. Massimo Iovine, boss di Villa Literno, una volta acciuffato e portato davanti al magistrato, come prima cosa fa mettere a verbale queste dichiarazioni: “Ho un peso sulla coscienza in relazione a una persona che è stata condannata all’ergastolo per colpa mia e che invece è innocente (...). Ribadisco, in carcere c’è un giovane che sta pagando per un omicidio commesso da me (...), quell’Ogaristi, o come si chiama, non c’entra niente”. La vittima, racconta Iovine, è stata presa di mira dai “bidognettiani” per vendetta contro l’amico loro Cesare Tavoletta, divenuto collaboratore di giustizia. Il morto ammazzato faceva parte del suo gruppo. Per Iovine l’esecuzione fu opera di Luigi Guida, boss napoletano nominato reggente dal capocosca Francesco Bidognetti, e in sua compagnia c’era Giovanni Letizia, uno dei killer della strage di Castelvolturno, con due della manovalanza: Luigi Grassia e Gaetano Ziello. Allo spiraglio di Iovine, s’aprono via via altri fari di luce. Altri pentiti confermano la dichiarazione del primo dichiarante. Emilio Di Caterino, sicario tra i più efficienti del boss Setola, scagiona pienamente Alberto. E così Oreste Spagnuolo: “Letizia mi disse che era stato accusato da un albanese un ragazzo che non c’entrava niente, tale Ogaristi Alberto, che aveva una forte somiglianza con Grassia Luigi, detto ’o ragno, che aveva effettivamente partecipato all’omicidio come esecutore”. Per Ogaristi però per ora le porte del carcere restano incredibilmente chiuse.


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permalink | inviato da Malas il 27/3/2010 alle 2:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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