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Le parole sono pietre
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2016


Le parole sono pietre.
(Carlo Levi)



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Corigliano: "La felicità è saper volere bene"
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2014


“Quando si è innamorati si assapora l’eternità. Il Paradiso è relazionale, è il senso di star bene; il Paradiso inizia in questa vita, è lo stare quando si sta a casa. Il laico deve mettere Dio al primo posto. C’è bisogno di laici innamorati con il cuore e con la testa. Le cose vanno viste e testimoniate”. Parola di Pippo Corigliano, ingegnere napoletano e grande esperto di comunicazione che è stato per quaranta anni portavoce dell’Opus Dei inItalia, intervenuto qualche tempo fa alla biblioteca del seminario vescovile diCaserta per la presentazione del suo libro “Preferisco il Paradiso”. In quellaoccasione Corigliano ha sottolineato che “è la follia che ci porta allamorte, che ci porta a dire “no” a Dio. L’aver svoltato le spalle a Dio, questo è peccato. La modalità mondana si sviluppa sulle tre S: sesso, successo e soldi. La via di Dio invece è quella del servizio, del bene”. Per Corigliano “lafelicità è saper volere bene, è il primo valore ed è un anticipo dellaResurrezione. Ci vuole la vitamina V che sta per Vangelo; bisogna alimentarsidelle cose di Dio. La morte fa paura ma Gesù ci ha dato una pista. GiovanniPaolo II ci ha insegnato a morire. Il centro dell’uomo non è la ragione che dasola non porta da nessuna parte”. “Occorre saper tenere fede – ha rimarcato Corigliano- agli impegni d’amore. Ci vuole fedeltà agli amori giusti: questa è un’anticipazionedel Paradiso. Vivere d’amore non è facile ma questa è la maniera di arrivarebene alla morte”. Nella parte conclusiva del suo intervento Corigliano ha affermatoche “l’allegria è l’odore dello Spirito Santo mentre la freddezza è la puzzadel demonio. Il continuo colloquio con Dio dovrebbe essere la vita di uncristiano. La religione è rapporto con Dio. Il cristiano non è uno che ha laverità. La forza del cristiano è sapere di essere debole, di avere bisogno di Dio”. Marco Malaspina © Riproduzione riservata
continua

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permalink | inviato da Malas il 9/9/2014 alle 1:30 | Versione per la stampa
"Che canestro sarebbe senza retina"
post pubblicato in diario, il 16 marzo 2013


“Che canestro sarebbe senza retina”. Sì, perché giocare a basket senza ascoltare il suono prodotto dallo sfregamento del pallone con la retina non ha senso e soprattutto non ha prezzo. Grazie ad uno sconosciuto “donatore” questa magia sonora è diventata realtà a Caserta ai campi Nike di via G. M. Bosco dove sono state montate ben sette retine per la gioia di tutti i ragazzi che vogliono cimentarsi con questo sport. Ciò che è successo equivale a dire: Caserta non è morta, vive attraverso lo sport che è vita. E’ stato un piccolo gesto che ha in sé il sapore del riscatto di una città che non vuole morire e che invece vive attraverso lo spirito dei giovani e anche dei meno giovani casertani che amano il basket. Il piacere del donare qualcosa a questa città che ha un grande cuore che batte per la pallacanestro. Questo deve aver provato quell’ignoto donatore che vuole bene a questa città che si è svegliata con la novità delle retine che sono di ottima qualità visto e considerato che, come è possibile notare, sono in nylon e dello stesso tipo di quelle che vengono utilizzate in serie A. Si può dire che è stato un gesto educativo. Le persone si educano con il buon esempio. Con la buona volontà è possibile realizzare tante cose. E quello che si è materializzato davanti agli occhi della gioventù casertana vuole rappresentare una sorta di germoglio di una vita nuova che fiorisce attraverso questo sport. I giovani vanno educati al rispetto delle cose altrui e quelle retine stanno lì a simboleggiare che Caserta attraverso i suoi giovani può essere una città diversa dove ogni ragazzo può essere educato con semplicità. E’ nella dimensione del gioco che viene fuori lo spirito vero di una gioventù che deve essere orientata verso i valori della lealtà. I campi Nike di via G. M. Bosco hanno una storia: vennero realizzati a suo tempo grazie all’intervento di Nando Gentile e dell’azienda di cui all’epoca era testimonial (donde il nome di “campi Nike”). Nandokan vi trasferì il suo “camp” estivo consegnando poi alla città uno spazio attrezzato per tutto l’anno e sicuramente riteneva che dotare la città di uno spazio che consentisse ai tanti giovani appassionati di poter giocare, imparare e migliorare le proprie abilità cestistiche, avrebbe contribuito a mantenere alta la tradizione della “Scuola Casertana”. Poi i canestri andarono soggetti a logoramento dovuto all’uso per poi essere installati dall’Uisp (Unione italiana sport per tutti). Allo stato ne manca solo uno. Oggi si è perso il senso delle piccole cose, dei piccoli gesti quotidiani. Dalle piccole cose possono nascere grandi cose. E’ inutile fare grandi progetti se non si ha la forza per poterli attuare; occorre piuttosto apportare quei piccoli accorgimenti per migliorare l’esistente come nel caso delle retine (che erano l’elemento mancante degli anelli di via G. M. Bosco). Siamo troppo distratti dalla tecnologia per non accorgerci che solo facendo qualcosa per gli altri, per la collettività si può diventare ricchi dentro. Sveglia Caserta! Il suono del “ciuff” ritorna a farsi sentire su quella strada risvegliando le coscienze e lo spirito di quanti vorranno cogliere l’occasione di vivere il sabato pomeriggio all’insegna del divertimento con gli amici del basket. Ed è già tutta un’altra cosa!




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Dacia Maraini a Caserta: "In Italia non c'è la cultura della donazione"
post pubblicato in diario, il 12 dicembre 2012





In una sala gremita in ogni ordine di posto al centro sociale Sant’Agostino di Caserta è stato presentato l’ultimo capolavoro della scrittrice Dacia Maraini, il romanzo “La grande festa” (edito da Rizzoli), alla presenza di alcuni studenti delle scuole superiori che hanno partecipato attivamente facendo alcune domande all’autrice traendo spunto dal libro del quale sono stati letti pure alcuni brani. “Il mio è un libro di riflessione sulla morte – ha detto la Maraini – non in senso lugubre. Il passaggio alla morte era una presa di coscienza nel mondo contadino. Nel mondo industriale si tende ad annullare la morte che viene continuamente negata. Gli anziani sono trattati come vuoti a perdere. Le persone vivono di più ma la vecchiaia viene svalutata. Un corpo se è produttivo va bene. L’idea agghiacciante che passa è che se non produci non vali. E’ importante avere un buon rapporto con i morti se vogliamo avere memoria”. “I bambini – ha aggiunto la Maraini – non hanno diritti. Viviamo in una società in cui vali solo se hai i soldi per comprare. E a tal proposito c’è tutto un cinema che testimonia ciò. I morti ci insegnano il passato. Noi abbiamo un pessimo rapporto con i morti. Nei paesi scandinavi i cimiteri sono dei giardini. Chi ha i soldi ha il mausoleo. Sono stata di recente a Parigi e ho visitato la tomba di Maria Callas che è una mattonella e un loculo e per questo sono rimasta sbalordita: mi immaginavo una tomba con fiori. Ma per noi è importante perché ci ha dato delle emozioni”. “Ho scritto questo libro – ha continuato la scrittrice Maraini – dopo la morte del mio compagno morto a Capodanno. Qualche anno prima è morta mia sorella. Per lo scrittore lo scrivere è l’unico modo di mettersi in pace con se stesso. Il dolore può aiutarti a capire, può essere uno strumento di crescita nel senso che occorre prendere il dolore e farne uso di crescita per capire meglio la realtà: può e deve essere una grande forza. Facciamo vivere i nostri morti attraverso la scrittura”. “La memoria individuale – ha rimarcato la Maraini – deve incontrarsi con la memoria collettiva. In questa società del guadagno più produci più vali. La società ha creato una sorta di schizofrenia tra chi guadagna e chi non lavora. La persona umana è sacra in quanto è unica, chiunque sia, perché credo nella sacralità umana”. La Maraini ha poi sottolineato un concetto importante: “Occorre avere un rapporto di comprensione e di rispetto con l’altro. San Francesco diceva che con l’esempio dell’amore e della carità saranno gli altri a venire a te. In Italia le donazioni degli organi da vivi sono meno che in tutta Europa dove non c’è cultura della donazione così come mi ha detto il parlamentare Ignazio Marino. I grandi valori della solidarietà e del volontariato sono venuti meno negli anni”. E infine rispondendo alla domanda di una bambina senegalese nata in Italia sulla sua esperienza nei campi di concentramento in Giappone: “Quando avevo nove anni la mia famiglia non ha firmato per l’adesione alla Repubblica di Salò. Qui i giapponesi ci avevano portato in un campo di concentramento”. All'incontro erano presenti tra gli altri l'assessore alla cultura del comune di Caserta Felicita De Negri.



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Caserta, inaugurata rotonda "Quattro stelle"
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2012









Un grande pallone da basket in alluminio a simboleggiare l’attaccamento della città ad uno sport come la pallacanestro che ha portato il capoluogo di provincia ai vertici nazionali ed internazionali. E’ la rotonda denominata “Quattro Stelle” situata in via Ruggiero realizzata dalla Juve Caserta inaugurata oggi alla presenza del sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, del vice presidente Raffaele Iavazzi, di coach Pino Sacripanti, dell’aiuto allenatore Max Oldoini, e dei giocatori Jonusas, Andrea Michelori e il capitano Giuliano Maresca oltre ad un folto numero di tifosi e simpatizzanti. “Questa rotonda – ha affermato l’aiuto allenatore Max Oldoini - è dedicata alle Quattro Stelle Emanuela Gallicola, l’allenatore Gianluca Noia, il giovanissimo atleta Paolo Mercaldo e suo padre Luigi (morti nel tragico incidente di Buccino quattro anni fa per prendere parte ad una partita del campionato under 15 ndr). Quattro persone indimenticabili per l’importante ruolo svolto con il loro impegno. Caserta è città di basket ed ha una tradizione di alto livello. Questa struttura ha un forte significato simbolico: entra nel circuito cittadino per far vedere che ci siamo sempre e non molleremo mai. Occorre portare più persone possibile ad avvicinarsi a questo sport. Finora abbiamo totalizzato sei punti e questo è già un risultato importante vista la situazione rimaneggiata a livello di giocatori. Per il prossimo futuro si valuterà se c’è la possibilità di prenderne altri”. Così invece l’allenatore Pino Sacripanti: “Questa è la dimostrazione di voler essere un simbolo. Il basket a Caserta è un’eccellenza per il territorio ed è apprezzata tantissimo per la sua storia passata. La pallacanestro deve essere vista come veicolo di crescita professionale e lavorativa. Finora abbiamo raggiunto un risultato positivo con le tre partite vinte. Il nostro obiettivo resta la salvezza e quanto fatto finora è un buon bottino. E’ un momento di emergenza visto e considerato che mancano due giocatori in quintetto base. Ci aspettiamo che la proprietà possa dare qualche garanzia in più. Credo fortemente nel valore dello sport. Spero vivamente che questo ulteriore simbolo della città possa dare una consapevolezza che questa eccellenza territoriale deve essere sempre più valorizzata”. Il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio ha rimarcato il fatto che “questo è un atto d’amore che la Juve Caserta fa per la città. Non era mai capitata una donazione di una struttura così bella. Siamo grati alla squadra e ci aspettiamo ora che la classe imprenditoriale sia vicina alla città. Occorre uno sforzo economico da parte di tutti. Il senso più importante di questa giornata sia questo: è una grande richiesta di aiuto da parte di una società che è un’eccellenza per il territorio. Ho scritto al mondo delle imprese invitando tutti a fare molto di più. La Juve Caserta chiede una mano alla Regione”. Per il vicepresidente Raffaele Iavazzi “questa struttura rappresenta la volontà della squadra di avvicinarsi al territorio”. La struttura è stata realizzata da una ditta di Capua su idea del vicepresidente e dell’ufficio Marketing di cui è responsabile l’avvocato Giuseppe Cicala che afferma: “Caserta deve essere rappresentata dalle forze, dalle energie locali e dalle positività che ci sono. La Juve Caserta è un’icona ed è giusto che abbia una presenza fisica per la città”. La struttura è ancora incompleta visto che mancano le quattro stelle di acciaio che verranno messe su di un lato nella giornata di domani così come le luci mentre la settimana prossima sarà sistemato anche il prato circostante la costruzione il cui disegno è stato realizzato da Raffaele Fimmanò.

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Le tre verità
post pubblicato in diario, il 1 ottobre 2012


Esistono tre verità: la verità dei fatti, la verità dei media e la verità giudiziaria. Non sempre coincidono. Nel vortice di queste tre verità l'unica cosa che ci può salvare è il dubbio e l'uso del condizionale che è d'obbligo nel lavoro del giornalista. Quanti casi di cronaca giudiziaria si potrebbero citare? Tanti. Tantissimi. Non solo vicende famose. In quanti sono stati assolti ingiustamente pur essendo colpevoli per i media e per aver commesso realmente i fatti? Credo in tanti. Eppure le tre verità a volte coincidono anche se la cosa non è sempre facile. In un giornalismo che si divide a volte tra colpevolisti e innocentisti è facile trovare versioni contraddittorie delle vicende. La verità dei media in questo caso si sdoppia. Quanti pedofili o presunti tali dipinti dai media sono stati assolti? Tanti.
Ma dov'è la verità? E' in ognuno di noi. Ciascuno di noi detiene un pezzo di verità. Ma la verità è che non esiste una sola verità valida per tutti. Ciò che per i media è descritto come vero può non esserlo per i magistrati o per l'essenza dei fatti così come sono andati. Esistono verità nascoste che in pochi conoscono. Si può dire che esiste una sorta di relativismo della verità. Tutto è relativo anche la verità. Chi può dire realmente che un fatto sia vero al cento per cento? Quanta improvvisazione può esserci nei media e quanta leggerezza a volte nei giudizi dei magistrati? Il caso Tortora ad esempio insegna: prima condannato in primo grado e poi assolto in Appello con conferma definitiva sancita dalla Cassazione. E quanta gente realmente racconta la verità dei fatti? Ma ci sono troppe verità ancora da scoprire! Occorre andare alla ricerca della verità vera e raccontarla senza peli sulla lingua. 



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Policlinico, fiato sospeso per gli operai
post pubblicato in diario, il 6 giugno 2012


                   



Fiato sospeso per i centodue lavoratori del Policlinico di Caserta. Il nodo del riassorbimento delle maestranze non è stato ancora sciolto. Il tavolo della trattativa di ieri in prefettura tra sindaco, rappresentazione sindacali e società Condotte spa (subentrata da tempo alla Immobilgi Federici Sterling di Mario Pagano) non ha ancora prodotto i risultati sperati da questi lavoratori vale a dire il contratto di lavoro. Le parti convenute si sono date tempo ventiquattro ore per cercare di sciogliere questa matassa. La proposta del sindaco Pio Del Gaudio di impiegare le maestranze per i lavori che dovranno essere realizzati nelle aree che gravitano intorno al Policlinico è stata accolta con una certa freddezza da parte dei sindacati in particolare dal segretario provinciale della Cisl Carmine Crisci che ha fatto rilevare come non si sa ancora se saranno messi a disposizione i fondi Piu Europa per queste specifiche opere. Sta di fatto che il 30 giugno prossimo scadrà la cassa integrazione con deroga per questi centodue ex lavoratori della Immobilgi Federici Sterling. Per le prossime ventiquattro ore staremo a vedere se sarà accolta la proposta fatta dalla Cisl alla società condotte Spa di sottoscrivere un protocollo per il lavoro per garantire un futuro a questi lavoratori che sono da tempo senza occupazione. Si spera quindi in una fumata bianca che possa portare questa vertenza a buon fine. E pensare che dopo ben sette anni di odissea, sembrava essere arrivata ad una svolta la travagliata costruzione del Policlinico a Caserta, struttura d’avanguardia che dal 2004 non trova via di realizzazione, con la stipula del nuovo contratto per l’affidamento dell’appalto con un ribasso sulla base d'asta di 17 milioni di euro, da parte della Condotte d’Acqua. I lavori per la costruzione del Policlinico sono fermi: i lavoratori del cantiere da mesi picchettano il cantiere e vogliono sapere del loro futuro lavorativo.
Il 4 Febbraio del 2005 alle ore 13, ci fu la cerimonia per la posa della prima pietra in via Grazia Deledda in località Tredici, ma la giornata ebbe inizio alle ore 9,30 presso la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, ospitata nella Reggia. Una giornata storica per Caserta con il saluto delle autorità presenti: il sindaco Falco e l’assessore alla Sanità della Regione Campania Rosalba Tufano. Intervenne il rettore della Sun Grella, seguito dal preside della facoltà di Medicina e Chirurgia Francesco Rossi (colui il quale sarebbe diventato poi ed è l’attuale rettore). Grella, che del Policlinico di Caserta seguì il tormentato iter, non nascose la propria soddisfazione. Furono presentate anche le opere di urbanizzazione e di viabilità mentre l’architetto Massimo Pica Ciamarra operò un’ampia illustrazione del progetto. L’intera cittadella, universitaria-assistenziale-didattica, era stata progettata già nel ’96.

Il progetto

E’ un’opera importante che prevedeva 1461 giorni, e precisamente un milione e 753mila 200 ore di lavoro necessarie per completare la struttura, ovvero quattro anni: la data presunta di fine lavori era stata indicata nel 28 dicembre 2008. L’area interessata è di 250.965 metri quadri di cui più di 45mila metri quadri di superfici coperte e 205mila 162 di spazi liberi: il tutto, e circa 1900 posti auto, per un costo complessivo di 206,5 milioni di euro, finanziati per due terzi dalla Regione Campania e dal Ministero della Salute e per un terzo da quello dell’Università e della Ricerca scientifica. L’intervento include spazi per la ricerca, didattica ed assistenza. Un sistema di percorsi ottagonali lega i diversi tipi di spazi determinando un tessuto continuo su tre livelli, articolato intorno ai patii. La galleria degli studenti coincide con un tracciato della “centuriatio” romana. Il “muro d’acqua” e le configurazioni arboree sono elementi forti del ridisegno del paesaggio e proteggono dal microinquinamento ambientale. L’edificazione si organizza in tre fasce lineari parallele ad andamento Nord-Sud: ad Ovest, la fascia relativa all’assistenza, al centro, la fascia relativa alla ricerca, ad Est, quella relativa alla didattica, ricucite in direzione est-ovest da due percorsi trasversali, e fiancheggiate dalle fasce lineari dei parcheggi a servizio dell’assistenza (al limite ovest) e della didattica (al limite est); parcheggi riservati ed al coperto sono ubicati al di sotto dell’area della ricerca. A Nord, il sistema edificato si attesta su un’ampia piazza dove prospettano gli uffici amministrativi e le presidenze e, verso ovest, il piazzale di accesso al pronto Soccorso con Eliporto, mentre ad Est si conclude con l’Aula magna, definendo un sistema di piazze e luoghi di socializzazione. Verso Sud il sistema edificato si conclude con la zona degli accessi di servizio all’assistenza ed al parcheggio riservato al di sotto delle aree di ricerca. La fascia destinata alla didattica, si incentra sulla galleria studenti. Ad Ovest della “galleria della centuriatio”, su due piani, i laboratori didattici ed al terzo la Biblioteca centrale.


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“Un Regno che è stato grande. La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia”: Oliva presenta il libro alla Feltrinelli
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2012


Mercoledì 23 maggio alle ore 18.30 in corso Trieste alla libreria Feltrinelli avrà luogo la presentazione del libro scritto da Gianni Oliva intitolato “Un Regno che è stato grande. La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia” edizione le scie Mondadori. Una rivisitazione della storia dei Borboni vista sotto lo sguardo dell’autore Oliva che cerca di porre l'accento su quanto non è stato scritto nei libri di storia del periodo borbonico.



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Strade rotte a Caserta, urge un intervento urgente
post pubblicato in diario, il 18 febbraio 2012


Caserta - Camminare sia a piedi che in auto o in moto a Caserta è diventato veramente impossibile. Ci sono delle strade molto impraticabili e cadere e farsi male è molto facile. Passeggiare diventa a volte un percorso ad ostacoli e occorre fare molta attenzione a dove si mettono i piedi. Transitare in automobile o in moto è alquanto pericoloso se si tiene conto che si rischia sul serio di rimanere in qualche fosso. Tutto naturalmente per la gioia dei meccanici di turno. Il consiglio è quello di camminare piano. Le foto comunque parlano chiaro e ritraggono buche in via Botticelli, marciapiedi rotti in piazza Matteotti, in via Ricciardi e nei pressi del rione Cappiello.
 


Marciapiedi disconnessi nei pressi di piazza Matteotti


voragine in via Botticelli


Marciapiedi rotti al rione Cappiello


Marciapiedi rotti in via Ricciardi




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Villetta di Padre Pio nell'incuria
post pubblicato in diario, il 15 febbraio 2012











Caserta - Distrutta la scritta indicante la denominazione della Villetta di Padre Pio da Pietrelcina che, come si può notare dalle foto, versa tra l'altro in un cattivo stato di conservazione. Un atto vandalico che non fa onore ad una città come Caserta che tra l'altro versa in gravi difficoltà finanziarie. Sarebbe necessario quantomeno un intervento per ripristinare la situazione. Ci sono delle giostre rotte e dei ferri che sporgono fuori dalle ringhiere che costituiscono un pericolo per gli avventori della villetta frequentata di giorno dai bambini. Un fatto grave che rende l'idea dell'inciviltà dilagante in città.



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Progetto Ffast, domande da presentare entro il 31
post pubblicato in diario, il 25 gennaio 2012


Sono stati riaperti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione al progetto “FFAST – Leonardo da Vinci mobilità PLM” grazie alla disponibilità di nuovi posti recuperati da alcune rinunce pervenute e all’esaurimento della graduatoria degli idonei. Sarà possibile presentare la propria candidatura fino alle ore 13.00 del giorno 31/01/2012, presso la sede della Provincia di Caserta in viale Lamberti (area ex Saint Gobain), come indicato nell’avviso pubblicato nella sezione “Albo pretorio online” del sito internet della Provincia di Caserta (www.provincia.caserta.it). Il progetto prevede la possibilità di effettuare un periodo di formazione all’estero di 14 settimane, in particolare nel settore agroalimentare e florovivaistico, presso diverse aziende. Possono presentare la domanda di partecipazione tutti i giovani residenti nel territorio della provincia di Caserta, non inseriti in percorsi di istruzione universitaria o post-universitaria, disoccupati o inoccupati, in possesso del titolo di studio indicato nell’avviso pubblicato sull’albo pretorio on line del sito internet della Provincia di Caserta. I Paesi scelti per i tirocini sono Spagna (la destinazione è Valencia), Francia (Perpignan) e Regno Unito (Plymouth). La borsa di studio del progetto FFAST copre tutte le spese inerenti il tirocinio (viaggio, alloggio, vitto, assicurazione, preparazione linguistica nel Paese ospitante). La partenza sarà immediata poiché il progetto ha tempi strettissimi di chiusura. Per tali ragioni anche la selezione sarà effettuata in tempi brevissimi.



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Policlinico, incontro tra il rettore e il sindaco
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2012


Il futuro del Policlinico ancora una volta al centro dell’incontro, tenutosi questa mattina, tra il sindaco Pio Del Gaudio e il rettore della Sun Francesco Rossi. Durante il cordiale colloquio, il sindaco ha chiesto al rettore notizie in merito allo stato dell’arte dei lavori del Policlinico e la consequenziale consegna del cantiere. Il rettore ha ribadito al sindaco che il contratto con la ditta appaltatrice è stato stipulato e sottoscritto lo scorso 9 novembre, che il 22 dicembre scorso sono state avviate le operazioni di consegna del cantiere, che sono proseguite lo scorso 10 gennaio e che continueranno anche domani 13 gennaio, con un ulteriore sopralluogo. E’ stato concordato di definire, in tempi brevissimi, una riunione tra tutti i sottoscrittori dell’Accordo di Programma, per aggiornare e definire una cronoprogrammazione delle attività. Nell’incontro, tra l’altro, sono state definite regole e procedure per creare un rapporto istituzionale di sinergia forte tra Università e Comune di Caserta “affinché la nostra città - spiega il sindaco Del Gaudio - con il passare del tempo possa essere percepita come città universitaria, diventando sempre di più polo attrattivo per giovani e studenti”.
Dopo ben sette anni di odissea, arrivò ad una svolta la travagliata costruzione del Policlinico a Caserta, struttura d’avanguardia che dal 2004 non trova via di realizzazione. Diversi i contratti d’appalto stipulati dalla Seconda Università nel corso degli anni che, per inadempienza o per condizioni contrattuali non conformi alla normativa, non avevano mai permesso il completamento dell’opera. L'ultima impresa che si classificò all'ultimo posto nella gara d'appalto e che alla fine ha stipulato il nuovo contratto per l’affidamento dell’appalto con un ribasso sulla base d'asta di 17 milioni di euro, è la Condotte d'Acqua.


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"Il giardino mette le ali", incontro nel giardino inglese della Reggia
post pubblicato in diario, il 29 novembre 2011


Nel contesto degli eventi promossi dalla Commissione Cultura del Centro Comunità "Caserta Città di Pace", retta da don Massimo Sgritto, sarà offerta una nuova occasione, all'insegna della "conoscenza", finalizzzata al benessere psico-fisico.
Mercoledì, 30 novembre 2011, alle ore 17,30, nella Sala multimediale, sarà trattato dalla dott.ssa Addplorata Ines Peduto, Biologo - Sovrintendenza BAPSAE, il tema "Il giardino mette le ali", un percorso di visita sensoriale nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta.



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Caserta - 13 ottobre: dichiarato dissesto finanziario
post pubblicato in diario, il 13 ottobre 2011


13 Ottobre 2011: una data che rimarrà impressa nella memoria dei casertani: il Comune si è visto costretto vista la situazione disastrosa in termini di debiti accumulati negli anni (si parla di circa 160 milioni di euro in totale) a dichiarare il dissesto finanziario. Bicchiere mezzo vuoto o bicchiere mezzo pieno? Sì, perché a voler vedere la situazione sotto una angolatura particolare non è tutto negativo visto e considerato che il dissesto prevede tutta una serie di procedure che creano una sorta di spartiacque tra il passato e il futuro: ciò sta a significare che tutto ciò che è pregresso compresi i residui attivi e passivi non vincolati, viene estrapolato dal bilancio comunale e passato alla gestione straordinaria. Un apposito organo (nominato con decreto del Presidente della Repubblica) si occuperà del passato con riferimento al 31/12 dell’anno precedente redigendo un piano di estinzione con il quale viene azzerata la situazione patologica che ha creato il dissesto mentre l’Ente Locale con il suo consiglio eletto inizia una nuova vita finanziaria sgombra dal peso del passato. La dichiarazione di dissesto, qualora non fosse arrivata dalla giunta comunale, sarebbe stata presa dal Prefetto, così come dichiara lo stesso sindaco Del Gaudio, rendendo pubblica una nota della Corte dei Conti che risale allo scorso gennaio. Ora si attende l’insediamento della commissione prefettizia, chiamata a esaminare tutti i debiti dell’ente. Che tradotto significa che “per il momento non ci sono i soldi per pagare l’energia elettrica, la mensa non è attiva perché non siamo in grado di pagare i fornitori. L’elenco dei creditori è lunghissimo”, come ha dichiarato lo stesso sindaco Pio Del Gaudio che ha preso questa decisione dopo aver consultato il collegio dei revisori dei conti. C’è da aspettarsi ora il solito “valzer” dello scaricabarile riguardo le responsabilità tra chi gli amministratori attuali e quelli passati. Sta di fatto che di questa situazione si era al corrente già dallo scorso gennaio (come si evidenzia da una nota della Corte dei Conti esibita dallo stesso primo cittadino). Una cosiddetta “valle di lacrime” se si considera la stangata Irpef in arrivo con il raddoppio dell’addizionale nel 2012 e uno scenario che vedrà i genitori sobbarcarsi l’onere dei costi dei servizi per quel che concerne i servizi di mensa scolastica e asili nido. Il Comune di Caserta ha bisogno di ossigeno altrimenti rischia di morire sotto i colpi dei creditori: lo scenario futuro si presenta denso di nubi: i tre commissari che giungeranno dal Viminale avranno l’arduo compito di mettere a posto i debiti. Palazzo Castropignano avrà tre vantaggi: potrà utilizzare la vendita del patrimonio immobiliare anche per necessità di cassa corrente; il blocco delle procedure esecutive e la sospensione di interessi e azioni; la definizione in ragione di un 40 per cento minimo e di un 60 per cento massimo per la liquidazione delle situazioni di credito che saranno di volta in volta stabiliti dal commissario. La normativa sul risanamento finanziario prevede la sospensione della decorrenza degli interessi sui debiti ed il blocco delle azioni esecutive. La possibilità di poter accedere ad un mutuo ventennale a carico dello Stato è preclusa a seguito dell’entrata in vigore della legge costituzionale n° 3 del 2001. Pertanto, ad oggi, tutti gli Enti Locali che dichiarano il dissesto, debbono provvedere con risorse finanziarie proprie.

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Policlinico a Caserta, vera svolta per la ripresa dei lavori?
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2011


                    



Policlinico a Caserta: c’è una nuova pagina bianca ancora tutta da scrivere, da aggiungere nel libro della storia di questa struttura al momento incompleta. Il Consiglio di amministrazione della Seconda Università degli studi di Napoli, secondo quanto si apprende, ha approvato l’affidamento dei lavori per il completamento dell’opera alla “Cmc”, un’Ati di Ravenna già presente nella prima graduatoria della gara d’appalto. Una decisione che potrebbe rappresentare una vera e propria svolta? A questo punto non resta che attendere gli sviluppi che potrebbero significare: stipula di un nuovo contratto con la Cmc (Cooperativa muratori e cementisti) e riavvio quindi dei lavori fermi dal 31 marzo 2009, data in cui la Sun rescisse il contratto con la Immobilgi Federici Stirling per “gravi e continue inadempienze” di natura contrattuale da parte di questa impresa controllata da Mario Granata. La Cmc, azienda leader nel settore delle costruzioni, fondata a Ravenna nel 1901, è attiva in Italia e all’estero e realizza oltre il 90% del fatturato consolidato annuo, superiore nel 2010 ai 760 milioni di euro, nel settore delle costruzioni, come è possibile leggere sul sito internet della stessa cooperativa. Quello della Cmc è un nome non certo nuovo in Terra di Lavoro per gli addetti ai lavori della cronaca giudiziaria. Infatti la Cmc e la Pizzarotti di Parma (altro colosso nel settore delle costruzioni) insieme si aggiudicarono dal 1993 in poi un mega appalto da 82 miliardi delle vecchie lire per la costruzione del nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere. In altre parole a vincere questo appalto fu il consorzio, guidato dalla celebre coop ravennate Cmc e dalla Pizzarotti. Un’inchiesta della Magistratura sui lavori di costruzione del nuovo carcere sammaritano portò all’arresto e poi alla condanna di alcuni elementi del clan dei Casalesi che fecero pressioni strappando contratti leciti di subappalto, pagati in nero con giri di false fatturazioni. I boss ottennero un doppio vantaggio: denaro in nero, pagato attraverso giri di fatture false, e contratti leciti per entrare in una dimensione imprenditoriale. Pagine cristallizzate nel libro del tempo di questa inchiesta che trovarono riscontro sia nelle parole di un boss influente del clan dei Casalesi, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia che partecipò di persona alle fasi di questa vecchia storia, sia in quelle in aula al tribunale di Santa Maria Capua Vetere di un ingegnere della Pizzarotti, che fu prelevato e portato al cospetto di un altro boss allepoca latitante. Come ormai è scritta nella storia recente del Policlinico la rinuncia da parte della stessa Pizzarotti, seconda classificata in graduatoria interpellata nella fase successiva alla rescissione unilaterale del contratto d’appalto con la Immobilgi Federici Stirling da parte della Sun. Quest’ultima, riportandosi a quanto previsto dall’articolo 140 del nuovo Codice degli appalti che contempla le “procedure di affidamento in caso di risoluzione del contratto per grave inadempimento dell’esecutore”, aveva interpellato progressivamente i soggetti che avevano partecipato all’originaria procedura di gara, risultanti dalla relativa graduatoria, al fine di stipulare un nuovo contratto per l’affidamento del completamento dei lavori. In taluni casi si procede all’interpello a partire dal soggetto che ha formulato la prima migliore offerta e l’affidamento avviene alle medesime condizioni già proposte dall’originario aggiudicatario in sede in offerta. Nella fattispecie fu consultata quindi la seconda in graduatoria che era appunto il colosso di Parma Pizzarotti, chiamato dalla Prefettura e dalla Sun per subentrare alla società Immobilgi. Ma alla fine, dopo un primo cenno di disponibilità e dopo un sopralluogo sui cantieri per le valutazioni del caso, Pizzarotti rinunciò all’appalto. Il perché lo spiegò tempo fa il sindacalista Giovanni Letizia della Cisl: “L’Università aveva avviato un rapporto con la Pizzarotti che poi si è interrotto. La Pizzarotti aveva chiesto una revisione sui prezzi, voleva un appalto maggiorato perché, probabilmente, non riusciva a rientrare nei costi. L’Università a questo punto aveva dovuto interpellare l’Autorità di vigilanza dei Lavori pubblici e l’Avvocatura di Stato che emisero un giudizio negativo nei confronti della proposta contrattuale avanzata dalla Pizzarotti e sembrerebbe che ci siano state delle dinamiche tali, che non conosco nel dettaglio, che abbiano pregiudicato anche la possibilità di un rapporto con la terza impresa in graduatoria che l’Università ci aveva fatto sapere di aver contattato successivamente”. La rottura del contratto da parte della Sun non è stata accettata certo di buon grado, per usare un eufemismo, da parte della Immobilgi Federici Stirling la quale ha trascinato la Sun in tribunale contestando l’illegittimità della rescissione unilaterale del contratto e chiede diversi milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni. Il tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere ha emesso per il momento un provvedimento d’urgenza in via cautelare, anticipatorio rispetto alla causa ordinaria che dovrà entrare nel merito, molto favorevole nei confronti dell’impresa che si era aggiudicata i lavori di costruzione del Policlinico, disponendo l’inibitoria all’incasso da parte della Sun alla polizza fideiussoria. Polizza quest’ultima che era stata utilizzata come garanzia nell’appalto pubblico per la regolare esecuzione dei lavori, posto che la presentazione della polizza è condizione essenziale per accedere alla gara ed eventualmente, in caso di aggiudicazione, sottoscrivere il conseguente contratto. In altre parole ciò sta a significare che per il momento questi soldi della polizza fideiussoria sono congelati e la Sun non può incassarli così come disposto in via cautelare dal tribunale civile della città del Foro che dovrà poi, dopo aver esaminato tutti gli atti del processo in corso, entrare nel merito della vicenda dando ragione o all’una o all’altra parte. Questa la situazione fino a qualche mese fa.
 

Va scandita a questo punto, con rapidi flashback, la storia del Policlinico precedente alla “guerra”, scoppiata dopo la delibera del Consiglio di amministrazione della Sun numero 30 del 31 marzo 2009, con la quale fu dichiarato risolto il contratto d’appalto con l’Immobilgi per “gravi e continue inadempienze”. Esattamente dieci anni prima, il 31 marzo del 1999, c’era stato l’accordo di Programma con i Ministeri (Università e Sanità) e gli enti locali che, dopo quattro anni, dava finalmente corpo a un trasferimento fino a quel punto confinato tra le buone intenzioni di un riequilibrio territoriale sempre disatteso. Con la costruzione del Policlinico a Caserta infatti si completerà la delocalizzazione dei posti letto dal centro storico di Napoli.

Il 19 ottobre del 2000 invece c’era stata quella che il rettore dell’epoca Antonio Grella definì la “pietra miliare” quando in Regione quelli che erano il governatore della Campania Antonio Bassolino e il sindaco Luigi Falco firmarono l’accordo di programma per la variante urbanistica al piano regolatore su quei 250mila metri quadrati a sud-est della città in frazione Tredici, delimitati dalla variante Anas, per ospitare la struttura disegnata dallo studio Pica Ciamarra, capolista di un’associazione temporanea di imprese.

Dopo il completamento delle procedure burocratiche di esproprio delle aree e l’espletamento del bando di gara, si giunse, il 29 dicembre del 2004, al contratto di appalto stipulato tra la Sun e la Immobilgi Federici Stirling.

 

La prima pietra

 

Poco dopo, il 4 Febbraio del 2005 alle ore 13, la cerimonia per la posa della prima pietra in via Grazia Deledda in località Tredici, ma la giornata ebbe inizio alle ore 9,30 presso la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, ospitata nella Reggia. Una giornata storica per Caserta con il saluto delle autorità presenti: il sindaco Falco e l’assessore alla Sanità della Regione Campania Rosalba Tufano. Intervenne il rettore della Sun Grella, seguito dal preside della facoltà di Medicina e Chirurgia Francesco Rossi (colui il quale sarebbe diventato poi ed è l’attuale rettore). Grella, che del Policlinico di Caserta seguì il tormentato iter, non nascose la propria soddisfazione. Furono presentate anche le opere di urbanizzazione e di viabilità mentre l’architetto Massimo Pica Ciamarra operò un’ampia illustrazione del progetto. L’intera cittadella, universitaria-assistenziale-didattica, era stata progettata già nel ’96.

 

Il progetto

 

E’ un’opera importante che prevedeva 1461 giorni, e precisamente un milione e 753mila 200 ore di lavoro necessarie per completare la struttura, ovvero quattro anni: la data presunta di fine lavori era stata indicata nel 28 dicembre 2008. L’area interessata è di 250.965 metri quadri di cui più di 45mila metri quadri di superfici coperte e 205mila 162 di spazi liberi: il tutto, e circa 1900 posti auto, per un costo complessivo di 206,5 milioni di euro, finanziati per due terzi dalla Regione Campania e dal Ministero della Salute e per un terzo da quello dell’Università e della Ricerca scientifica. L’intervento include spazi per la ricerca, didattica ed assistenza. Un sistema di percorsi ottagonali lega i diversi tipi di spazi determinando un tessuto continuo su tre livelli, articolato intorno ai patii. La galleria degli studenti coincide con un tracciato della “centuriatio” romana. Il “muro d’acqua” e le configurazioni arboree sono elementi forti del ridisegno del paesaggio e proteggono dal microinquinamento ambientale. L’edificazione si organizza in tre fasce lineari parallele ad andamento Nord-Sud: ad Ovest, la fascia relativa all’assistenza, al centro, la fascia relativa alla ricerca, ad Est, quella relativa alla didattica, ricucite in direzione est-ovest da due percorsi trasversali, e fiancheggiate dalle fasce lineari dei parcheggi a servizio dell’assistenza (al limite ovest) e della didattica (al limite est); parcheggi riservati ed al coperto sono ubicati al di sotto dell’area della ricerca. A Nord, il sistema edificato si attesta su un’ampia piazza dove prospettano gli uffici amministrativi e le presidenze e, verso ovest, il piazzale di accesso al pronto Soccorso con Eliporto, mentre ad Est si conclude con l’Aula magna, definendo un sistema di piazze e luoghi di socializzazione. Verso Sud il sistema edificato si conclude con la zona degli accessi di servizio all’assistenza ed al parcheggio riservato al di sotto delle aree di ricerca. La fascia destinata alla didattica, si incentra sulla galleria studenti. Ad Ovest della “galleria della centuriatio”, su due piani, i laboratori didattici ed al terzo la Biblioteca centrale.

 

“L’ipoteca ambientale” sulla struttura

 

Sul Policlinico grava la scure di una “ipoteca ambientale” rappresentata dalla presenza di cave e di cementifici. Così l’ex sindaco Luigi Falco, qualche mese fa, a proposito della questione riguardante la scelta dell’area: “Se uno fa il Policlinico e ci lascia la discarica Lo Uttaro davanti e le cave dietro, il Policlinico non verrà mai da nessuno utilizzato. Se uno fa un progetto di sistema ampio e bonifica Lo Uttaro e le cave, può darsi che a Caserta il Policlinico sia un altro attrattore tipo Parco Reale perché il Policlinico ha sempre tirato gente da tutto il Sud d’Italia. Tentai, quando ho trovato i progetti fatti esecutivi, di oppormi perché vedevo chiaramente che era una cosa stupida aver operato quella scelta fatta prima di me dall’amministrazione che mi aveva preceduto. Io mi scagliai contro questa scelta ma fu il buon rettore di allora Grella che mi calmò dicendomi queste parole: “Se mettiamo in discussione anche l’area, il Policlinico non parte neanche tra vent’anni”. Per me il Policlinico doveva nascere dove è sorta adesso la caserma dei vigili del fuoco che io feci autorizzare a fare in quella zona ma era lì che secondo me doveva nascere il Policlinico ossia la strada che collega la città di Caserta con Centurano e la zona collinare. Anche le opere a carico del Comune riguardanti le infrastrutture sono ferme, dopo la realizzazione dello svincolo alla variante Anas, dal 2005 non abbiamo più notizia della metropolitana con relativa fermata al Policlinico, della nuova stazione ferroviaria, della viabilità di collegamento alla struttura indispensabile per il vasto bacino di utenza di un Policlinico”. Sulla questione ambientale a più riprese, tra gli altri, anche Pasquale Costagliola presidente di Terra Nostra: “I lavori per il Policlinico partirono sub condicione: l’assessore regionale alle attività produttive Andrea Cozzolino  della giunta Bassolino, pose l’obbligo di una valutazione d’impatto ambientale posticipata. Vale a dire che si diede l’assenso alla costruzione della nosocomio a patto che per l’apertura si sgombrasse il campo dalle condizioni avverse, ovvero i cementifici e le cave dovevano sparire al momento dell’apertura della struttura”.
                                                                                         Marco Malaspina          
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Vittorio Emanuele Orlando: il Presidente della vittoria
post pubblicato in diario, il 25 marzo 2011


                                                



“Resistere, resistere, resistere”
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Quante volte si legge o sente questo triplice grido? Tante. Ma chi fu l’autore di questa storica frase? Vittorio Emanuele Orlando (in foto) eletto presidente del Consiglio il 29 ottobre del 1917, cinque giorni dopo la disfatta di Caporetto: un momento tremendo per l’Italia con 400.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri, altrettanti profughi, intere province del Veneto abbandonate. Passerà alla storia come “il Presidente della vittoria”. Riesce a risollevare la sua gente e l’Italia resiste, ad oltranza e a qualsiasi prezzo, e vince.

C’è ancora Orlando il 25 giugno 1945 in un’aula affollata di Montecitorio, alla vigilia di un nuovo Trattato di pace, che sta per riprendere la parola: “L’Italia non ha ancora finito di essere, l’Italia;  e come italiani noi abbiamo ancora qualche compito assegnato nella storia del mondo. Noi aspetteremo la nostra rivincita non in forma di una guerra, che ferventemente deprechiamo in nome della civiltà in pericolo; ma poiché ci si vuole distruggere, la nostra rivincita consisterà nella nostra risurrezione, nella quale abbiamo una fede fermissima… Un appello solenne ne segue, perché ogni italiano, a qualunque partito, a qualunque classe appartenga, ogni risentimento, ogni dissenso, ogni rancore, ogni interesse, ogni pensiero insomma, subordini alla maestà di questo comando: la concordia nazionale, perché si salvi l’Italia, perché viva l’Italia”.

Altro momento storico precedente in cui c’è ancora Orlando è il 22 novembre 1924 quando alla Camera illustrando un ordine del giorno sul “ristabilimento della normalità costituzionale” dice a Benito Mussolini che “la libertà non la si definisce, la si sente”. E sempre sua l’accusa ai metodi del governo che non consentivano l’espressione della volontà popolare”: è il 16 gennaio 1925. Tredici giorni prima Mussolini aveva pronunciato il famoso discorso di inizio dittatura. Quando, a fine luglio 1925, alle elezioni municipali di Palermo, vinceranno i fascisti, Orlando si dimetterà da deputato, lasciando la Camera dove era rimasto ininterrottamente dal 1897 allorquando era stato eletto tra i liberali nella XX legislatura. Nella lettera di dimissioni scrive: “Le elezioni amministrative a Palermo mi hanno dato la conferma definitiva di questa verità: che nell’attuale vita pubblica italiana, non vi è più posto per un uomo del mio passato e della mia fede”.

Memorabile il suo discorso al Teatro Massimo di Palermo datato 28 giugno 1925 nel comizio elettorale per la Unione palermitana per la libertà di cui è capolista. Orlando compete con le formazioni fasciste capeggiate da Alfredo Cucco. In quei momenti è in piena attuazione la campagna di repressione della mafia guidata dal prefetto Cesare Mori, ed Orlando così argomenta alla platea: “Or vi dico, signori, che se per mafia si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte. Se per mafia si intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo!”. Dopo aver raccolto con la sua lista 16.616 voti, contro i 26.428 della lista fascista, nell’agosto di quello stesso 1925 si dimette dall’incarico di parlamentare.

Orlando è una figura autorevole nello scenario politico italiano: politicamente vicino a Zanardelli e Giolitti è Ministro di Grazia e Giustizia, della Pubblica Istruzione e degli Interni nei Governi Giolitti, Salandra e Boselli; interventista con la Prima Guerra Mondiale. Poi presidente del Consiglio cinque giorni dopo il disastro di Caporetto. Pur sostenendo di essere rimasto il liberale democratico di sempre, avalla nel 1923 la legge elettorale Acerbo voluta da Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.

Don Sturzo scrive in seguito a questo proposito: “Vedi la strana sorte di questi illustrissimi uomini di diritto, professori e consiglieri di Stato, quali Salandra, Orlando, Perla e Mosca. Appartenenti alla più pura tradizione liberale e Orlando per di più democratico di razza, sono obbligati a cancellare il loro passato, a dichiarare la bancarotta del liberalismo, a forzare la storia del diritto pubblico, a proclamare il dogma del diritto delle minoranze soverchiatrici, per arrivare a costituire un governo che non è più il governo del Re, né il governo del popolo, ma il governo della fazione dominante vestita della legalità di pseudo - maggioranza...”.

Orlando prende le distanze da Mussolini dopo il famoso discorso di inizio dittatura del gennaio 1925. Dopo le dimissioni da parlamentare dell’agosto 1925, Orlando torna, dopo venti anni, sulla scena ufficiale della politica: consultore nazionale dal 1945 al 1946, deputato alla Costituente dal 1946 al 1948, senatore di diritto dal 1948 al 1952. Tiene il discorso d’apertura della prima legislatura della Repubblica Italiana. A 92 anni la sua ultima battaglia parlamentare in opposizione alla riforma della legge elettorale maggioritaria, proposta dalla maggioranza centrista, nota come “legge truffa”. Dal 1950 al 1952 è anche presidente del Consiglio Nazionale Forense. E’ professore per ben 49 anni dal 1882, da quando aveva 22 anni, avendo insegnato diritto pubblico, costituzionale e amministrativo nelle principali Università d’Italia, fino al 1931. Nato a Palermo il 18 maggio 1860, pochi giorni dopo lo sbarco dei Mille a Marsala, Orlando muore a Roma il primo dicembre 1952.

“Resistere, resistere, resistere”, “concordia nazionale”, “la libertà non la si definisce, la si sente”, “espressione della volontà popolare”, “l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione”, “la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte”. Sono parole e frasi senza tempo... e di indubbia valenza… Vittorio Emanuele Orlando docet…
                                                                                  Marco Malaspina
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Giorgio Bocca e la legge delle tre S su Venerdì di Repubblica
post pubblicato in diario, il 19 marzo 2011


                    


Le tre S: Sesso, Sangue e Soldi. La vecchia regola del Giornalismo a distanza di anni domina sulla scena della cronaca. Perché dai tempi di Caino e Abele attrae, scrive Giorgio Bocca. E come si fa a dargli torto. E' così. L'analisi di Bocca spazza via l'ipocrisia della tv che finge di condannare la violenza. Rileggiamo questo articolo e riflettiamo tutti. Quelle di Bocca sono parole sante! 

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Promozione e difesa della Costituzione, Carta '48 scende in piazza
post pubblicato in diario, il 10 marzo 2011


                 


L'Associazione "Carta 48", nata  per la promozione e difesa dei valori della nostra Carta Costituzionale, aderisce alla manifestazione nazionale del 12 marzo a difesa della Costituzione. Gli attacchi costanti e pressanti  all'indipendenza della magistratura, alla libera informazione, alle conquiste del  mondo del lavoro, l'insofferenza per gli equilibri e le garanzie assicurati dalla Carta Costituzionale prefigurano scenari inquietanti e la necessità di una grande mobilitazione delle coscienze a difesa delle nostre conquiste democratiche. In particolare occorre riaffermare il ruolo centrale della scuola pubblica, difenderla dalle irresponsabili ed interessate considerazioni di chi - per responsabilità di governo - dovrebbe invece tutelarla e, sopratutto, riconoscere la essenziale funzione dei docenti i quali, in condizioni penose per tagli di risorse, assicurano il concreto diritto allo studio. "Carta 48" ritiene che, al di là del grande valore civile di questa manifestazione, occorra una mobilitazione permanente, parlare alla gente, in particolare ai giovani, per spiegare come i valori della nostra Carta Costituzionale siano affidati alla tutela ed al rispetto di tutti. Per questo siamo impegnati, in particolare in questo mese di marzo, insieme ad altre Associazioni, all'Università, al Sindacato ed agli Insegnanti a parlare nelle Scuole, nelle piazze e nelle librerie di Carta Costituzionale, Unità d'Italia e della nostra Repubblica e di come occorra, con la forza di una straordinaria partecipazione democratica, respingere le mani che si allungano sulla nostra Costituzione.

                                                                                   (Comunicato stampa)  CARTA ‘48

 


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L'Artista indimenticato Antonio de Core e la sua pittura di denuncia su Casertafocus
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2011


                    
Arricale: "Noi dobbiamo fornire la chiave di lettura di chi rappresentiamo"
post pubblicato in diario, il 20 febbraio 2011


                                                                          


“Il Giornalismo non è un esercizio di assoluta oggettività. Ci sono diverse chiavi di lettura. E noi dobbiamo fornire la chiave di lettura dell’azienda o istituzione che rappresentiamo”.
Parola di Antonio Arricale, giornalista professionista, scrittore e responsabile della Comunicazione e dell’ufficio stampa dell’Unione Industriali di Caserta dal novembre 2005 fino ad oggi. 

Regola numero uno per Arricale per essere un buon comunicatore nell’ambito di un ufficio stampa è quella di “conoscere bene l’organizzazione ossia la macchina del giornale con cui ci si va ad interfacciare nel momento in cui si propone qualcosa e fare in modo che la materia diventi appetibile utilizzando uno stile tipico giornalistico. Il nostro lettore è il redattore di turno. I giornali, che sono una merce ed hanno quindi un valore commerciale, sono soprattutto fatti di cronaca basata sulle cosiddette 5S cioè sesso, sangue, salute, soldi e successo, che sono ciò che attira maggiormente un lettore. Anche l’attività del comunicatore è merce da vendere e quindi è importante dare valore alla comunicazione. Se si scrive in modo tale che la cosa abbia un peso, un valore giornalistico, allora il giornale ti pubblica. Ignorare una notizia di peso equivale ad una merce in meno da vendere in edicola”. Altro aspetto da tenere bene in considerazione per il responsabile della Comunicazione dell’Unione Industriali è il fatto che “nelle redazioni dei giornali così come nei Telegiornali arrivano una serie infinita di comunicati stampa” e in pratica, secondo Arricale, se non si colpisce il giornalista facendogli capire l’importanza della notizia che si sta fornendo nelle prime battute del comunicato rispettando quindi anche la regola delle 5W (Chi, che cosa, dove, quando e perché), è molto facile che quel comunicato venga facilmente cestinato. Un’altra cosa da fare, per lo stesso giornalista, è curare il rapporto interpersonale con i giornalisti delle redazioni attraverso telefonate o magari incontri diretti.
Sono tutte facce della stessa medaglia che fanno la differenza tra un mediocre e un ottimo comunicatore. Quello dell’addetto stampa non è certo un lavoro facile: smussare gli angoli, trovare sempre le parole giuste, evitare di entrare per così dire in rotta di collisione con i redattori di turno che hanno in genere poco tempo a disposizione da dedicare ai comunicatori, scegliere i tempi giusti per entrare in contatto con i giornalisti in redazione (è impensabile farlo quando il giornale è in chiusura oppure negli orari in cui si sa che sono in corso le fondamentali riunioni di redazione dove si scelgono gli argomenti più importanti da trattare il giorno dopo) e scrivere nei modi giusti. L’attività dei redattori è altrettanto ardua: devono in questi casi capire subito se la notizia che gli stanno proponendo è per così dire aria fritta oppure è interessante e magari merita di essere approfondita anche con interviste a parte. Quello che emerge, insomma, è un sottile gioco delle parti nel quale al centro c’è sempre la notizia, poi viene il discorso della tempistica e del modo di comunicare unito allo stile prettamente giornalistico del pezzo da proporre.


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Antonella Laudisi (Il Mattino): "Saper scrivere è un dono di Dio"
post pubblicato in diario, il 18 febbraio 2011


                                                     


“Il problema della forma è che la forma è come il coraggio, se non ce l’hai, non te lo puoi dare, se uno non sa scrivere non imparerà mai a scrivere perché saper scrivere è un dono di Dio”. Parola della giornalista Antonella Laudisi che dirige l’edizione di Caserta de “Il Mattino” che ha aggiunto: “Si può imparare a scrivere utilizzando bene la grammatica e questo è già importante però poi la scrittura è fatta di tante altre cose. Ognuno di noi deve ringraziare il Padreterno se quel dono ce l’ha. Per scrivere bisognerebbe essere innanzitutto lettori”. Il pensiero del numero uno dell’edizione casertana de “Il Mattino” è racchiuso in queste parole. Parole sacrosante. Anche nel microcosmo del giornalismo locale esistono infatti tanti esempi positivi fatti di buona scrittura ma purtroppo anche qualcuno di cattiva scrittura. Quello della forma è un problema sentito e importante. Il lettore è sovrano assoluto ed ha tutto il diritto di leggere un articolo scritto bene. “I responsabili degli "orrori" - ha aggiunto la Laudisi - sono gli autori degli articoli che fanno una brutta figura. Non dovrebbe accadere. Il giornale che ospita l’articolo in questi casi fa una brutta figura oggettiva non certo soggettiva. Il correttore di bozze non esiste più all’interno dei giornali e ciò è un grande danno per tutti perché era una sorta di paracadute. Siamo più esposti agli errori che a volte sono dovuti alla fretta, alla stanchezza che ad un certo punto della giornata si fa sentire e anche l’attenzione per certe cose cala”.
Altri due aspetti non secondari del lavoro giornalistico toccati dal direttore Laudisi sono la precisione e la verifica delle notizie: “La precisione nelle notizie è una linea del nostro giornale. Il ruolo del giornalista è quello di verificare se quella notizia che quel giorno arriva via email o via fax è reale o meno. Ci dovrebbe essere il giornalista che gira, quelle che vengono chiamate le antenne sul territorio. Le notizie a volte vengono anche dalla semplice osservazione. Questo è l’occhio del giornalista. Si può dare spazio alle cattive e alle buone notizie. Noi abbiamo due pagine di Giro Città più leggere, di alleggerimento rispetto ai temi pesanti. Cerchiamo di dare spazio a tutto”.
“La cronaca – ha rimarcato il direttore - è l’unica vera palestra del giornalismo. In una redazione di cronaca ognuno ha il suo ruolo e le mansioni restano affidate dal direttore. Facciamo tutti lo stesso lavoro. Dobbiamo essere in grado di fare tutto senza nulla togliere al fatto che ognuno ha una certa predisposizione personale. Il capo, che serve anche a questo, individua per quel particolare servizio la persona più adatta. Ci sono tanti modi di affrontare le notizie. Sulla quantità non si è vincenti. Non c’è concorrenza con i giornali locali, sarebbe stupido. La concorrenza non si fa sulla quantità ma sulla qualità che è più importante. Oggi non è più il giornale che dà la notizia ma l’approfondimento. Per quel che ci riguarda non è previsto un aumento di pagine perché non servono molte più pagine rispetto a quelle che ci sono già. La nostra foliazione normale a Caserta è di dodici pagine”.
Ultimo aspetto ma non per questo secondario del lavoro giornalistico tracciato dalla Laudisi è quello del fiuto della notizia: “E basilare capire le notizie, avere il fiuto su cosa è più importante da valorizzare e quindi da mettere più avanti e le cose posso cambiare all’ultimo momento”.

Marco Malaspina




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Scempio alla Reggia di Caserta? Antonio de Core ha denunciato con la sua Arte il degrado
post pubblicato in diario, il 12 febbraio 2011


            


In risposta ad un articolo pubblicato nel suo editoriale dal collega Francesco Marino su Caserta Focus (che si riporta in basso) vorrei ricordare che c’è stato in passato un artista, l’indimenticato Antonio de Core, che in diversi sui quadri (come quello pubblicato) ha messo in evidenza il degrado rappresentato dalle scritte sulle statue. L’artista de Core a Caserta è stato un innovatore con questo suo modo di fare arte intesa come denuncia. La sua lezione è ancora attuale. La rappresentazione di quelle brutture serviva e serve ancora a scuotere gli animi, a creare quel senso di disgusto in coloro che le osservano non fine a se stesso. La sua era una denuncia dell’inciviltà dilagante di quelle persone che non rispettano le opere d’arte deturpandole appunto con scritte e graffiti. Il suo era altresì un invito ad intervenire da parte degli addetti ai lavori per far tornare la Reggia, che è il simbolo della città di Caserta e dell’intera provincia, agli splendori di un tempo.


                                
                     


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Forse non tutti sanno che Gianni Brera...
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2011


                                         



Forse non tutti sanno che fu il giornalista Gianni Brera a coniare il toponimo Padania (a indicare la val Padana o il Nord Italia in generale). E sempre l’indimenticato Brera introdusse numerosi neologismi tuttora utilizzati in ambito sportivo e non, come: contropiede, intramontabile, uccellare, centrocampista, incornare, pretattica, melina, goleador, disimpegnare, rifinitura, cursore, libero, Eupalla (dea, anch’essa di sua invenzione, protettrice del calcio e del bel gioco) la cui invocazione doveva rafforzare il tono epico dei suoi testi. In pratica Brera diede vita a uno stile giornalistico innovativo e moderno, basato su una feconda vena letteraria e narrativa e su una cultura classica assai profonda. Il grande Gianni Brera seppe quindi amalgamare in modo sapiente gli elementi della lingua italiana con quelli stranieri e con quelli tipici degli idiomi regionali, adottando giri di frase tipici della lingua lombarda. Quest’uomo ha lasciato dunque un segno tangibile ancora oggi nella storia del giornalismo italiano sotto l’aspetto dello stile sia su carta che nella vita. Grazie Gianni!

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Abuso di foto di persone con manette ai polsi, la norma parla chiaro ma a volte non è rispettata affatto
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2011


                                    



Abuso di foto e riprese con persone con le manette ai polsi: il Garante della Privacy è chiaro sul tema: “I media si astengano dal diffondere riprese e fotografie di persone in manette”, dal momento che, pur dovendo essere “fatto salvo il diritto-dovere di informare su fatti di interesse pubblico, l’Autorità ricorda che occorre sempre rispettare la dignità delle persone, così come previsto, oltre che dalla normativa vigente, anche dal Codice deontologico dei giornalisti, laddove stabilisce che “le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi”. L’articolo del codice a cui si riferisce il Garante è l’articolo 8 della norma deontologica della professione giornalistica, che recita “salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell’interessato. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi”. L’intento è chiaro: non presentare come colpevole, e ammanettato, un soggetto che in realtà non lo è, vista la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Eppure quante volte abbiamo visto a volte sui giornali persone con le manette ai polsi… Occorre quindi che ci si dia una regolata per impedire che questo abuso continui… Qualcuno ricorda tanti anni fa, a solo titolo di esempio, il caso del compianto giornalista Enzo Tortora (nella foto) ripreso con le manette ai polsi e alla fine assolto dalle infamanti accuse che gli venivano mosse? Una di queste foto come altre (tipo quelle di Francesco Schiavone alias Sandokan con i ferri ai polsi) le vedo ancora su Internet. E' giusto secondo me un giro di vite anche su Internet per evitare l'abuso di questo tipo di immagini di chiunque si tratti. La legge è uguale per tutti, no?

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"Il meglio di te" by Madre Teresa di Calcutta
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2011


IL MEGLIO DI TE


L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico: non importa, amalo.

Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici: non importa, fa il bene.

Se realizzi i tuoi obiettivi, incontrerai chi ti ostacola: non importa, realizzali.

Il bene che fai forse domani sarà dimenticato: non importa, fa il bene.

L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile: non importa sii onesto e sincero.

Quello che hai costruito può essere distrutto: non importa, costruisci.

La gente che hai aiutato, forse non te ne sarà grata: non importa, aiutala.

Dà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate: non importa, dà il meglio di te.

                                                                                                      Madre Teresa di Calcutta




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Premio "Civitas Casertana - Buone Notizie" a Tarquinio, Lasorella e De Martis: sabato 22 gennaio alle 16 consegna alla biblioteca del seminario vescovile
post pubblicato in diario, il 17 gennaio 2011


Caserta - Marco Tarquinio, direttore del quotidiano Avvenire; Carmen Lasorella, direttore di Rai San Marino; Stefano De Martis, direttore dei servizi giornalistici di Tv2000 sono i vincitori del premio “Civitas Casertana - Buone Notizie”. La consegna avverrà alle 16 di sabato 22 gennaio nella biblioteca del seminario vescovile di Caserta, in piazza Duomo. L'appuntamento si rinnova ogni anno in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, promosso dall'Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Caserta, l’Associazione Stampa della Provincia di Caserta, l’Ucsi, il Corso Comunicazione dell'Issr di Caserta e ScrivEremo. In precendenza, sempre sabato 22, alle 13, ci sarà nella cappella del Seminario, adiacente la Cattedrale, una santa messa riservata ai giornalisti celebrata dal vescovo Pietro Farina. Nell’occasione sarà consegnata la targa Ucsi ai decani della professione in provincia di Caserta. La giuria del premio è composta da Michele De Simone, presidente Assostampa Caserta; Luigi Ferraiuolo, consigliere nazionale Ucsi; don Michele Tagliafierro, direttore Ucs diocesi di Caserta; don Nicola Lombardi, direttore dell'Issr di Caserta; gli amici di ScrivEremo e gli studenti del Corso di Comunicazione per il terzo settore, ecclesiale e istituzionale.



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Il mensile Comuni@ndo press tutto da sfogliare!
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2011


Cliccate semplicemente sul link qui sotto per leggere il nuovo numero di Comunicando press  

http://www.youblisher.com/p/84040-Comunicando-press/
 

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Paolo Mieli: "Il Giornalismo ci deve lasciare in bocca un retrogusto amaro"
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2010







di Marco Malaspina

 

Caserta – Una “cena” virtuale con il giornalista Paolo Mieli che, laltra sera, con la sua “lectio magistralis” sul tema “Stampa e potere: un rapporto difficile”, ha deliziato i palati più raffinati del panorama culturale della nostra città alla biblioteca vescovile. “Il giornalismo ci deve lasciare in bocca un retrogusto amaro”. Con questa frase ha concluso la sua lectio l’ex direttore del Corriere della Sera e presidente di Rcs Libri nonché docente universitario Mieli che si è espresso contro il giornalismo che fa divertire in riferimento ai recenti fatti di cronaca. Una “cena” virtuale che ha avuto contorni dal sapore amaro ma nel complesso gustosa nella quale è stata servita su di un “piatto d’argento” una “pietanza” difficile da preparare come quella del rapporto tra stampa e potere. Ma lo “chef” Mieli, maestro nella “cucina” redazionale di certi “manicaretti” scottanti, ha iniziato la sua “cena” con la presentazione di “aperitivi” sulle vicende che nel corso dei secoli hanno caratterizzato la relazione non sempre facile tra potere e stampa. Eccone un assaggio: “Non esiste una stampa buona e un potere cattivo. All’inizio del ’600 nel Nord Europa è il potere che trasmette la propria versione dei fatti attraverso le gazzette. L’informazione subisce la sorte degli uomini a cui si sono sottomessi e il potere non è mai uniforme. La dialettica dà luogo al fenomeno della richiesta di libertà di stampa. Pensatori come Locke hanno fatto battaglie per la libertà di stampa. In quel periodo i giornali erano autorizzati dal potere. E’ l’Inghilterra che avvia la stampa ad una dimensione più libera con resoconti dialettici che rappresentano un giornalismo trisavolo di quello moderno. Una pamphlettistica breve nella quale si esprimono tesi, libricini che fanno campagne su temi”.

“Nel ’700 – ha continuato Mieli - assistiamo alla diffusione della stampa in tutta Europa. Nel 1763 con il trattato sulla tolleranza di Voltaire assistiamo alla prima battaglia vinta per la libertà di stampa che nasce da un caso giornalistico che aveva riguardato il suicidio del figlio di un mugnaio mentre alla fine dell’Ottocento assistiamo alla seconda vittoria nella campagna di Zola nella battaglia per la riabilitazione del capitano Dreyfus. Questi sono due manifesti della libertà di stampa. Nel 1854 quando era in corso la guerra di Crimea una inchiesta giornalistica del Times fa tremare lo stato maggiore britannico in riferimento alla morte di un corpo scelto della cavalleria per la responsabilità di due generali”. Per Mieli due in sostanza gli “ingredienti” da eliminare nelle “pietanze” della “cucina” giornalistica: “La prima tossina è rappresentata dal fatto che il giornalista nasce di corte e la seconda è la rivoluzione francese del 1789 nella quale tutti i protagonisti avevano i giornali che si facevano con lettere anonime con accuse inverosimili”. Continuando ad utilizzare una metafora culinaria Mieli ha servito alla platea due “primi piatti” del tutto contrapposti tra loro rappresentati, da un lato, da una “informazione anglosassone attenta all’esattezza del fatto con utilizzo del virgolettato e, dall’altro, da un’informazione latina francese per la quale lo scopo è più importante della precisione e i toni non sono affatto sommessi. Ogni dibattito nei giornali di impronta latina è rappresentato da aggressività che prevale sull’esattezza. La stampa quindi si biforca”.

Il “secondo piatto piccante”, per la citazione di alcuni eventi, ha riguardato “lo scandalo del giornale Il Pungolo di Milano che fa un’operazione giornalistica contro i politici trasformisti dopo l’Unità d’Italia quando la classe dirigente si era adattata alla nuova situazione e svela tutti gli affari e imbrogli nei primi anni dell’Unità. Alcuni ministri sono costretti a dimettersi dopo le campagne giornalistiche come nel caso dei due scandali che colpirono prima Giovanni Nicotera con il cosiddetto scandalo della “gamba di Vladimiro” e poi Crispi accusato di bigamia. I giornali sono aggressivi e il rapporto col potere è meno facile. C’è stata poi la campagna contro Giovanni Giolitti, modernizzatore della politica, per i metodi che usava nel Mezzogiorno, posta in essere dal nemico implacabile Gaetano Salvemini che arrivò ad apostrofare Giolitti come ministro della malavita. Una campagna giusta ma eccessiva. Giolitti accusò il colpo ed uscì di scena. Questa fu una delle concause che consentirono al fascismo di affermarsi”.

Il “contorno” indigesto e quindi da evitare è rappresentato dallo schiacciamento della libertà di stampa da parte del potere: “Il decreto attuato nel 1925 che limita e dice addio alla libertà di stampa”. Il “dolce” servito da Mieli è la rappresentazione della situazione d’oltreoceano: “Negli anni 1920-1930 i giornali in America sono liberi. La stampa è indipendente di ispirazione anglosassone: è precisa e allo stesso tempo aggressiva di ispirazione francese. Tutte le notizie hanno dignità di essere pubblicate e i giornalisti che pubblicano notizie false sapendo che lo sono, vengono condannati, se invece si è in buona fede se ne dà evidenza. E’ un giornalismo attento alle regole. E’ difficile corrompere il giornalista. Se esiste una stampa corrotta è quella popolare. Casi rari si registrano nei grandi giornali. E se in Europa i giornalisti barano hanno una sanzione disciplinare ma nessuno paga in modo definitivo mentre negli Usa al danno economico e di legge si aggiunge anche il fatto che non torni alla ribalta”. Verso la fine della sua lectio, la cosiddetta “frutta”, Mieli ha fatto un riferimento ai giorni nostri: “Il giornalismo più libero è Internet dove bisogna avere un brand, un marchio di riferimento. Il potere interviene e censura anche questo tipo di notizie come nel caso della Cina che ha messo delle barriere a Google ma ritengo che questo mezzo potentissimo non sia frenabile. Il problema non è quello di temere gli ostacoli messi dal potere. I giornalisti li sanno aggirare. Il vero nemico è la stampa: occorre più indulgenza al giornalismo latino ed evitare l’effetto chiassata e lo strepito televisivo che ha effetto sui giornali. Tutte cose che non portano bene alla serietà e al modo giusto di fare informazione e che sono un vicolo cieco”. La ricetta di questa gustosa “cena” virtuale? “Non ne esiste una in particolare ma servirebbe un giornalismo più noioso che sia preferito agli effetti speciali e al tempo stesso più preciso con un articolo uno solo che mette con le spalle al muro, che inchioda. Ma per fare questo occorre attenzione, precisione e lavoro”. Non è mancato il “caffè” finale rappresentato dalle domande dei alcuni partecipanti su alcune problematiche. Mieli ha definito “demenziale e da eliminare” la norma sull’omesso controllo a carico dei direttori responsabili dei giornali: “Ogni riga deve poter essere imputata per la parte anonima, ci deve essere cioè la riconducibilità per ogni cosa che viene pubblicata ad un essere umano che se sbaglia paga”. Mieli ha definito “l’informazione della Seconda Repubblica più aggressiva, fatta di carte giudiziarie e quindi un giornalismo di attacco realizzato attraverso dossier fatti di documenti dei magistrati, cosa che non c’era nella Prima Repubblica. E’ facile scrivere sui documenti che arrivano sulla scrivania. Ciò non ha fatto bene all’informazione”. “Il rapporto tra stampa e potere – ha rimarcato Mieli - si deve riequilibrare: bisogna pubblicare meno carte, meno intercettazioni: noi giornalisti dobbiamo fare il nostro lavoro di ricerca che avrà più effetti. Mi batto perché non sia la legge a limitarci. Occorre una morale, un codice, un atteggiamento, disprezzare le chiassate smodate: il carnevale informativo di Tangentopoli che era iniziato è ora finito. Il giornalismo deve investire su serietà e autorevolezza. La lotta in questo ventennio c’è stata tra Magistratura e Berlusconi: la stampa è stato solo un megafono, non ha fatto nulla a differenza invece del giornalismo dello scandalo del Watergate fatto di ricerca di testimonianze che avvalorassero una tesi, di una campagna stampa che va a cercarsi le prove, che si pone dubbi. Insomma i giornali devono fare loro le inchieste”. Questa lectio si è svolta nell’ambito del Corso di Comunicazione per addetti stampa del terzo settore, ecclesiali e istituzionali dell’Istituto Superiore di Scienze religiose di Caserta (organizzato dal giornalista Luigi Ferraiuolo), che è collegato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, alla presenza del vescovo Pietro Farina, del prefetto Ezio Monaco, del presidente del tribunale Andrea Della Selva e del procuratore Corrado Lembo. I lavori sono stati introdotti da don Nicola Lombardi, direttore dell’Issr. All’evento hanno partecipato anche il presidente dell’Assostampa Caserta De Simone, il giudice Orazio Rossi; il docente universitario Adolfo Russo; il parlamentare Stefano Graziano, l’avvocato Carlo Marino; il sindaco di San Potito Sannitico e tanti giornalisti e autorità, tra cui il direttore de il Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, oltre agli allievi del Corso di comunicazione e a tanta gente comune interessata alla lectio.


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Ecco il nuovo numero del mensile Comuni@ando press
post pubblicato in diario, il 23 ottobre 2010


Per sfogliare il mensile di ottobre clicca su questo link: http://www.youblisher.com/p/61683-Comuni-ndo-press/



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Il Palazzaccio annulla la condanna per omicidio: era infanticidio. Nuovo processo d'Appello per la maddalonese Grieco
post pubblicato in Omicidi, il 7 ottobre 2010


                          




Maddaloni (Caserta) - La Corte di Cassazione ha annullato oggi la sentenza di condanna inflitta in secondo grado nei confronti di Maria Rosaria Grieco, maddalonese della zona di via Cancello, con rinvio a diversa sezione della Corte di Appello di Napoli sulla corretta qualificazione giuridica del fatto. I giudici romani del Palazzaccio (nella foto), infatti, accogliendo le istanze dell’avvocato difensore Agostino Imposimato, hanno ritenuto, nel caso sottoposto alla loro attenzione, che la Grieco debba essere giudicata non per omicidio volontario ma per infanticidio (un delitto che prevede una pena senza dubbio inferiore rispetto all’assassinio in senso stretto). Lo scorso anno la Grieco, che attualmente ha ventisei anni, aveva ottenuto uno sconto di pena in Appello per omicidio volontario ed occultamento di cadavere. La seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli il primo dicembre 2009 aveva inflitto dodici anni di reclusione riformando la sentenza di primo grado, emessa il 25 giugno del 2008, con la quale la giovane donna di via Cancello era stata condannata a sedici anni. I fatti di cui al procedimento penale risalivano alla fine di luglio del 2007 allorquando la giovane imbavagliò e depositò in un cassonetto della spazzatura il figlio appena nato, che morì per asfissia. La giovane nelle sue ammissioni riferì agli inquirenti di “aver partorito da sola nel bagno dell’abitazione alle prime luci dell’alba senza alcun aiuto da parte dei familiari” e di essere riuscita a nascondere la gravidanza sino al parto, restando vaga anche sul particolare di come il neonato abbia perso la vita. Maria Rosaria Grieco all’epoca dei fatti fu piantonata dai carabinieri in una stanza della clinica San Michele, dove fu sottoposta ad un intervento chirurgico a causa di quella violenta emorragia che insospettì i medici tanto da indurli ad allertare la vicina stazione dell’Arma, quando ancora nulla era stato scoperto. Poi il ritrovamento nel cassonetto della spazzatura, davanti casa, del figlio morto da poco partorito dalla giovane ragazza, che aveva avuto una relazione con un uomo sposato. La vicenda all’epoca scosse la comunità maddalonese. Attualmente la ragazza è agli arresti domiciliari. Nei suoi confronti dovrà pronunciarsi di nuovo un’altra Corte di Appello di Napoli non più sul delitto di omicidio volontario (articolo 575 del codice penale) ma su quello di infanticidio (articolo 578) così come deciso oggi dai magistrati del tribunale di ultima istanza. Tale figura delittuosa si differenzia dall’omicidio per la circostanza dell’immediatezza tra la soppressione del neonato ed il parto, nonché per le particolari condizioni in cui matura la condotta.

                                                                                                                          Marco Malaspina




permalink | inviato da Malas il 7/10/2010 alle 22:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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